Fare Malesangue

La Passione (due anni dopo)

Due anni fa usciva il mio secondo libro, La Passione, un romanzo/farsa corale scritto in almeno tre lingue. Edito ufficialmente nel novembre 2010, fu effettivamente stampato nel febbraio dell’anno successivo. Si può ordinare sul sito dell’editore (qui). Per festeggiare, pubblico due brevi estratti del testo: il primo dalle sezioni “da strada” e il secondo dalle sezioni “profetiche”.
Buona lettura.

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Sulla notte francavillese
Delle città di provincia è rimasto l’accento: ascoltare le liti di due amanti al telefono dall’inizio alla fine. Perché, diciamocela tutta, una città di provincia si percorre per intero in otto minuti e tredici secondi, e allora fai in tempo ad assistere all’implorare di lui su una panchina del parchetto alle spalle della chiesa (ti prego, implora, ti prego, io non vivrò se tu andrai) e poi ad ascoltare, distratto, la risposta di lei quando sei a pochi metri da casa (ho detto di no, dice con fermezza, io non tornerò).
Delle città di provincia rimane anche il passo, doppio, storpio: ti hanno insegnato a camminare, a rileggere, a ritornare, controvoglia, alla polvere.

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Da quale pulpito? 
[terremoto]
Dei diversi dilemmi che da più parti dilagano, fratelli, uno più d’altri è giunto con voce solenne a reclamare risposta: «Essere soldato dei rivoltosi» chiedete, «o generale del potere?». Domanda mal posta, poiché più frequente è il contrario: e cioè il divenire corifeo di un popolo minuto che ha tosto da ridire, e perciò eternamente condannato a rappresentarsi a guisa di folkloristica minoranza; quando più arduo è raggiungere la vetta del popolo, mai domo, che s’ispira piuttosto a valori di libertà, democrazia, eguaglianza: poiché ovunque è la gente che si richiama a tali valori, dovunque è pure il mantra della libertà: e non potrebbe essere altrimenti. Piuttosto: se fosse vera libertà, non presupporrebbe vetta alcuna, e nessun generale.
Quanto al quesito iniziale: c’è dunque da rimanere imbrigliati tra l’esercizio continuo, estenuante, di uno spirito critico melenso e sbiadito, e la blanda adesione ai valori coi quali, nel bene e soprattutto nel male camuffato, la vostra terra da eoni si congiunge carnalmente. Perciò continuerete nel vostro incedere accompagnato da parola, e fiato sprecato: metafora, tutto ciò, del vostro elemosinare fratellanza. Poiché la cavità che ad oggi appare spalancata un giorno tornerà a chiudere i fanoni, lasciandovi soli nell’ossessione o nel lavoro, io vi dico: né soldato, né generale, né coi rivoltosi, che annaspano, né col potere, che ha già in sé, come ogni emanazione del fallo, i sintomi della propria caduta.
Siate col dubbio, fratelli!

Il dubbio, contrariamente a quanto cantato in talune lettere ortodosse, è affatto nemico della fede. Nel dubbio, la fede sincera s’assapora con maggiore gusto, nel dubbio la fede si piega tuttavia mai abbandonando del tutto il campo, si rafforza dunque la fede per lo spirito che non conosce menzogna. Il dubbio: è del resto entità che piega, lo è anche il suono di questa parola, un suono che si piega, un suono doppio che ha in sé anche il proprio contrario, il contrario di ogni tesi. Futile ignorare il Maligno, giacché egli esiste: val bene ascoltarne le tesi: e demolirle.
Sia con voi il dubbio della lingua, allora, addirittura nella lingua: sia con voi il passo doppio, storpio: andate con lo storpio, fratelli, imparate a zoppicare! Confondetevi, siate mischia, agli occhi del padrone passando per l’ultima ruota del carro – rotolate, se potete!, agli occhi del padrone apparendo inutili, futili scarti di natura da cui egli mai potrà succhiare linfa vitale! Annaspate quand’è buio, spalancate occhi e bocca quand’è giorno, e mischiate il crepuscolo col tramonto e poi coll’alba, ancora, siate voi i carnefici del vostro desiderio affinché mai si tramuti in vizio, ma mai, mai invocando salvatori!

Siate terremoto di voi stessi, poiché nessuno mai – tra i padroni, e tra i discepoli – ha potuto fermare la terra che tremava. A poco vale la ricostruzione – ammesso che sia lecita, la ricostruzione – se nessuno ha potuto, né voluto, imporre le mani nel punto della polvere e implorare fermezza.

Poiché il dubbio è la sola certezza dell’esistenza altrui, esattamente come il terremoto racconta della vita della terra e della morte degli uomini: allora siate dubbio, fratelli, e terremoto, precipizio assoluto per l’altro: mai credendo al padrone che libera dal terremoto, siate delirio del contrario, e delizia! Lasciate che crollino i ponti della divina indifferenza, lasciatele cadere, queste parentesi quadre, e squarciate il buio, disvelando ed esaltando al contrario l’intreccio della divina corrispondenza – di colei che lega l’apice al pedice, la virtù alla caduta e, infine, il dubbio alla delizia dello spirito!

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