Le storie degli altri

L’insetto religioso — James Hillman

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Graham Sutherland, Christ in Glory

Se la puntura d’insetto è una ferita del mondo sotterraneo, allora l’insetticida è uno strumento teologico, un Cristo chimico che aggredisce l’inferno nelle parole di Osea e di Paolo, “O Thanatos, dov’è il tuo pungiglione (Kentron)?”, per liberare il mondo di Thanatos e di Ade, quest’ultimo immaginato come una figura nera e alata. Kentron significa alla lettera pungiglione, ma fornisce anche l’etimo del nostro centro, il cui significato originale è pungolo, aculeo. Il pungolo al centro degli abissi sta sia per la presenza della morte sia per la brama cosmica di vita desiderosa di vivere, come l’appetito sensuale dei Karamazov, come Ade che è anche le ricchezze di Plutone, e la zoe di Dioniso. La rivoluzione cristiana, che ricentrò il cosmo nel mondo superiore (e nel corpo superiore, quello del Cristo risorto), ha rimosso il pungolo sia del desiderio che della morte. Noi celebriamo la vittoria di Cristo su Plutone con la nostra bomboletta di insetticida, agitando il turibolo nel rito laico, liberando il nostro Giardino, ciascuno il suo, dai demoni sotterranei.

(La Chiesa e vari ordini processarono, giustiziarono o scomunicarono insetti in quanto infestanti e parassiti. San Bernardo, per esempio, scomunicò le mosche che gli ronzavano intorno e quelle caddero stecchite sul pavimento della chiesa. I parassiti erano giudicati dalle autorità ecclesiastiche, gli animali domestici da quelle civili. Frazer spiega la cosa in questi termini: “Era fisicamente impossibile per un normale carnefice, per quanto zelante, attivo e robusto egli fosse, impiccare, decapitare tutti i rospi, i topi, le formiche, le mosche, le zanzare, i bruchi… Ma ciò che è impossibile all’uomo è possibile a Dio e quindi, logicamente, si lasciò che fossero i ministri di Dio in terra a vedersela con un problema che eccedeva di molto la capacità del magistrato e del suo ministro, il boia”. A me sembra che il motivo fosse meno logico: i parassiti pongono il problema teologico del mondo infero e vanno estirpati come un’accolita di demoni più che di animali. In ogni caso, dai documenti risulta che gli insetti ebbero “processi regolari” (anche se non vinsero mai), perché accanto al prete che fungeva da pubblico ministero un altro teneva la difesa argomentando che, essendo stati creati da Dio prima degli uomini, gli insetti avevano tutti i diritti ai campi e alle colture.)

L’altare è una gabbia, ogni cattedrale uno zoo. E il dio che rifiutò il sacrificio del grano di Caino, vuole la carne d’animale d’Abele, proprio come la vogliono le vespe, le mosche e le larve. Noi teniamo in vita gli dèi con la carne, la nostra carne animale, con l’animale della nostra fantasia carnosa, infestata e ronzante di cose alate che pungono. Così, naturalmente, gli insetti nei sogni nostri ci infilzano, ci mordono, ci fanno sanguinare, ricordandoci che anche noi siamo carne. Essi penetrano mangiando nella nostra coscienza rutilante, ci costringono a ricordarli. Che cos’è altro l’incarnazione se non il dio che spinge se stesso nella e sotto la nostra pelle? Dio, una cimice, una piattola, una pulce, una zecca. L’incarnazione, il mistero del pidocchio. Gli dèi diventano malattie; noi stessi infestati da dèi, costretti alla religione da sensazioni corporee; l’istinto religioso, l’insetto religioso.


James Hillman | Presenze animali

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