Le storie degli altri

L’insetto religioso — James Hillman

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Graham Sutherland, Christ in Glory

Se la puntura d’insetto è una ferita del mondo sotterraneo, allora l’insetticida è uno strumento teologico, un Cristo chimico che aggredisce l’inferno nelle parole di Osea e di Paolo, “O Thanatos, dov’è il tuo pungiglione (Kentron)?”, per liberare il mondo di Thanatos e di Ade, quest’ultimo immaginato come una figura nera e alata. Kentron significa alla lettera pungiglione, ma fornisce anche l’etimo del nostro centro, il cui significato originale è pungolo, aculeo. Il pungolo al centro degli abissi sta sia per la presenza della morte sia per la brama cosmica di vita desiderosa di vivere, come l’appetito sensuale dei Karamazov, come Ade che è anche le ricchezze di Plutone, e la zoe di Dioniso. La rivoluzione cristiana, che ricentrò il cosmo nel mondo superiore (e nel corpo superiore, quello del Cristo risorto), ha rimosso il pungolo sia del desiderio che della morte. Noi celebriamo la vittoria di Cristo su Plutone con la nostra bomboletta di insetticida, agitando il turibolo nel rito laico, liberando il nostro Giardino, ciascuno il suo, dai demoni sotterranei.

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Storie

Lauto esilio

parcheggio nebbia

Male, molto male supporre che esilio e esilio volontario coincidano. L’esilio, quello vero, lo riconosci da seduto, solo dopo che si è concluso. Solo dopo ripensi ai posti che hai battuto a tappeto alla ricerca del tuo personalissimo nulla perché non potevi tornare in quelli soliti. Solo dopo ripensi alle persone che avresti voluto portare con te, ma è una contraddizione: se non era per loro, non ci sarebbe stato esilio. Solo dopo ripensi che quando è esilio, tutto è casa provvisoria: gli altri, il cibo, le storie, la strada, la tua auto – e poi diciamoci la verità, chi di voi qui non ha mai dormito in auto? 

§

Com’era dolce il mio dolore, e come lo abitavo bene. Finché non s’è fatta gran confusione, e in assenza di risposte s’è mutato in un più cauto e delicato orrore. Così. In assenza di risposte si entra in una dimensione parallela, si sperimenta l’esperienza religiosa. Dal mistero nascono i fantasmi. Ed ogni storia è in fin dei conti una storia di fantasmi. Piccoli innocenti fantasmi, piccoli innocenti fantasmi inevitabili. Così. La condizione che sempre segue quella dell’estraneità è quella dello straniero. Porre domande in una lingua e ricevere risposte in un’altra. Sorridere delle incomprensioni. Come il cielo che in un lampo da nuvolo si fa sereno, e proietta in quell’istante ombre di edifici fino a poco prima insperati. Così. Tornare al rancore bambino, indirizzato ai passanti incolpevoli, immotivato se non per l’inezia che non si è ottenuta. Per il ragno che non si è schiacciato, o per quello che – si dice porti fortuna, con le zampe lunghe e il corpo piuttosto sviluppato, così – ho trovato morto o forse solo arreso al ritorno sul muro.

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Dizionario Immaginario

Dizionario Immaginario: Librerie

Amava le religioni degli uomini. Religioni con un pubblico, ma senza mercato, sempre in cerca d’aiuto. Non cercava il Signore, non solo, cercava i credenti. Così le chiese erano diventate teatri e alle processioni si andava con lo spirito di chi segue una corsa di cavalli. L’Addolorata in piazza, anche lei, non vedeva l’ora che finisse. Tornando alle chiese, alle sue chiese: le librerie: ci andava perché doveva, perché lì era il suo Cristo di legno, divenuto scaffale o carta e fuggito anche da lì, ma un tempo c’era stato: tanto valeva riprovarci.

Il figlio di Dio era scomparso. Dei libri, come per le persone, si fa salva un’idea, nella peggiore delle ipotesi, anche se il libro è orribile. Nell’abbondanza degli ultimi arrivi nessuna idea appariva necessaria: non dovrebbero esistere idee non necessarie. Così, con lo stato d’animo della vedova che va a messa per abitudine, lui continuava a frequentare librerie. Doveva esserci ancora traccia del Signore, da qualche parte. Si va in chiesa pur avendola in spregio, negando essa l’idea di religione: si va in libreria nonostante, negando essa l’idea di libro.

Il suo libro, un libro minore, necessario – forse – solo a lui, lo trovò alla M della sezione narrativa. Stava tra Montefoschi e Moran. Il primo, un libro sull’inquietudine; il secondo su Nefertiti. Il suo libro, minuscolo, le dimensioni di un cd, neppure si vedeva. Come in cattedrale il banco con l’iscrizione dedicata a una famiglia di benefattori. Immaginate un banco più basso e senza poggiapiedi. Nessuno siederà.

Di contro, altari privati. Preghiere mute, e migliori, avvengono nel solco di una notte, il fruscio di un vinile. E silenzio. Passi le mani sul legno, Cristo fermato. A casa funzionava così: quattro postazioni, in luoghi diversi, quattro altari casalinghi. Nessun permesso, si officiava lo stesso. Sulla scrivania, Petrolio, robusta impalcatura del cantiere Italia. Sul divano, un Buzzati, poeta d’angoscia e terrore, digeribile disteso. Sul bracciolo della poltrona: libri americani, da seduto ne assorbiva il senso di vacuità e scorrevolezza provvisoria. Sul letto, manuali di storia, con cui addormentarsi, fermarsi del tutto nel senso verticale che ha la storia dell’uomo. Fermo, fine della corsa.

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Storie

Jesus is coming again

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Gesù Cristo è una figura che mi appassiona. Da sempre. Da piccolo ero letteralmente terrorizzato dal lato pulp della questione – quello doloroso che batte sulla solita storia del peccato – e non riuscivo neppure a mangiare se davanti avevo una qualsiasi raffigurazione della Croce. Oggi sono più rilassato. Penso più al lato felice e pacificatore del messaggio di Gesù Cristo. Non posso fare a meno di credere in qualcosa, temo, anche il credere nel non credere mi riguarda. Ma non sono qui per questo. Gesù Cristo è una grande figura. Non perché sia rivoluzionario, non perché buono o chissà cosa. Mi attira il rapporto che gli uomini hanno con lui. Per questo mi piace Johnny Cash. Per questo ho amato Moby Dick. Peraltro lavoro in un posto cattolico. Ci sono delle suore. Su un muro del posto in cui lavoro c’è un quadro, su cui c’è scritto: «Il creato rende visibile l’invisibile» e, se qualcuno di voi conosce anche solo un poco il capitano Achab, sa che questo è il significato più profondo di Moby Dick.

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