Tempo fa ho raccontato di essere alle prese, da più di un anno, con la stesura di un libro.
Ora, non c’è nulla di più noioso di un tizio che mentre sta scrivendo un libro ti racconta che sta scrivendo un libro (a meno che non provi a farlo come sto facendo io – che resto comunque tutt’altro che divertente – prendendola molto alla larga con questa serie di post che finiscono con Continua, forse).

Vedete, continuo a credere che scrivere un libro rientri in quella speciale categoria di attività umane che non sono state prescritte da alcun dottore – sempre che non si pensi agli editori come a dei medici, una similitudine non del tutto campata in aria se, come penso spesso, a loro volta i librai sono assimilabili a dei farmacisti.

(Provate a immaginare: dopo giorni di blocco intestinale vi decidete finalmente a recarvi in libreria; il vostro libraio di fiducia, preoccupato dal colorito della vostra faccia, vi dà immediatamente le spalle e si mette a consultare con finta calma lo scaffale dietro al bancone; dopo un’attenta quanto mai rapida analisi vi consiglia, con la classica espressione da come-ho-fatto-a-non-pensarci-prima, l’ultima opera di Chiara Gamberale – l’ideale, in effetti, per uno sblocco immediato; per un beneficio più, diciamo, a lungo termine, il sottoscritto in persona, da ex aiutante libraio, avrebbe invece suggerito il primo dei volumi di Mondo Kiwi a cura del compianto barone Ernst Von Bubblenstein. Provare per credere. A proposito: il volume si intitola Mondo kiwi. Come sbucciarli salvando pollice e polpa e al momento si trova solo da quel farmacista virtuale che è Amazon, purtroppo. Ma torniamo a noi.)

Il fatto è questo: sarebbe molto più interessante se il racconto del work in progress su un libro lo facesse il libro stesso. Se cioè fosse l’opera in stesura a raccontare le piccole torture, gli insulti e in generale le bassezze morali a cui viene sottoposta ogni giorno da parte del suo presunto autore; il tutto mentre il povero testo continua a soffrire – proprio come un essere umano – per via della solita storia secondo cui “Non ho mica chiesto io di venire al mondo”.

Insomma, ragionando su quest’ipotesi, mi sono domandato se non ci fosse un modo per salvaguardare almeno la dignità di un’opera in fase di costruzione, che fosse un romanzo, un racconto, una poesia o anche una presentazione in Powerpoint, perché no.

Senza tirarla troppo per le lunghe, ho deciso di buttare giù un piccolo Manifesto per i Diritti di un Testo in Stesura, un decalogo (+1, alla Volodine!) che io stesso, scrittore piuttosto paranoico e ossessivo, cercherò di rispettare a partire da… ora.

Piccolo Manifesto per i Diritti di un Testo in Stesura

  1. Diritto all’incostanza
    Non sei tu che scrivi bene o male, amico: è il testo che un giorno si sveglia col piede giusto e l’altro con quello sbagliato. Tutto qua: non sei il centro del mondo.
  2. Diritto all’incoerenza
    Per l’amor del cielo! Il piccolo è appena venuto alla luce. È normale che balbetti o che sia un po’ indietro con la logica. Dagli tempo.
  3. Diritto all’incoscienza
    Lascialo andare. È giovane, ha bisogno di sperimentare, trovare la sua voce. Non stargli troppo addosso, ha bisogno d’aria aperta, non di una campana di vetro (che poi è quella tua testolina spelacchiata, giusto?).
  4. Diritto all’ironia (e all’autoironia)
    D’accordo, poniamo che il lavoro stia venendo su male, molto male. La storia non ha né capo né coda, stile e voce sono a tratti imbarazzanti. Bene, ridiamoci sopra: di certo non può fare più schifo del tuo ultimo libro. A proposito: quante copie ha venduto?
  5. Diritto all’uscita serale
    Sempre per evitare l’effetto campana di vetro, è bene che il testo abbia la sua ora d’aria, magari con una breve uscita tra i tuoi vecchi file. Farà così la conoscenza con quanto hai già prodotto, e potrà farsi un’idea del tipo di trattamento che gli stai riservando rispetto agli altri.
  6. Diritto a essere totalmente scemo
    Questa è facile: tu sei scemo per la maggior parte del tempo, perché il tuo testo non dovrebbe esserlo?
  7. Diritto ad andare a letto presto
    Basta “idee geniali” a notte fonda! Basta estenuare questo povero testo con l’editing delle tre del mattino! Da domani a letto presto, si riprende all’alba, ben riposati.
  8. Diritto all’influenza
    Se ti stai dannando l’anima perché nel testo sono fin troppo ravvisabili le influenze dei tuoi autori preferiti, be’… quelle sono le tue letture, non le sue. Lascialo in pace!
  9. Diritto a mandarti a quel paese almeno per qualche giorno
    Esatto: a volte, quando le cose non funzionano, può essere l’opera ad aver bisogno che sia l’autore a decantare per un po’, non il contrario.
  10. Diritto a scegliersi un altro autore
    Hai mai pensato che possa esserci qualcuno in grado di scriverlo meglio, e con minor dolore per tutti, questo benedetto testo? Be’, forse è arrivato il momento di cominciare a farlo.

Extra. Diritto ad avere un autore presentabile
Escluse scritture e riscritture notturne, e stabilito che l’autore sei comunque tu e devi scrivere di primo mattino, per prima cosa assicura al testo una buona colazione. Ah, e non scrivere in pigiama, per l’amor del cielo. Se ne accorge il testo e se ne accorgeranno anche i lettori, prima o poi: sempre che tu riesca davvero a terminare quest’impresa, amico…

(Continua, forse…)