Storie

Come funziona L’ardore

Uno spin-off dalla Città dai Giovani, a metà tra un blog e una serie tv su Netflix. Comincia oggi.

L'ardore

come-funziona-ardore_citta-giovaniNella Città dei Giovani non si fa che litigare, specie sui social. La rissa è continua, ma non mancano i colpi di scena a sfondo sentimentale come in una soap latinoamericana.

Io che pure coi social e col web ci lavoro, non mi sento a mio agio laggiù. Credo che in questo momento sia necessario un piccolo passo indietro, un filtro che protegga me (e chi prova il mio stesso disagio) dalla sciatteria e dalla violenza verbale, dall’idea che tutto sia livellato verso il peggio: non solo nei contenuti – che forse allo stato attuale, semplicemente, latitano – quanto nei modi.

Non sono un luddista, insomma, e neppure un nostalgico: ma un po’ rimpiango un certo periodo – diciamo tra il 2008 e il 2010 – quando un paio di blog riuscivano a sollevare questioni importanti senza che si finisse costantemente a insultarsi. Certo, anche allora…

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Storie

Nostalgia per Internet

maya

Maya Beano

Lo scorso 9 febbraio questo blog ha compiuto otto anni. Su WordPress, però, ci sto da dieci: era il 2007 quando aprii il mio primo blog, ci pubblicai nove racconti e poi lo chiusi.
Scorrendo i primi articoli del Malesangue, comunque, ho la netta quanto ovvia sensazione che mi muovessi, all’epoca, in una Internet completamente diversa da quella attuale. C’erano post brevissimi, ironici e performativi, che oggi andrebbero direttamente sui social, ad esempio, e altri più lunghi, che richiedevano un po’ di tempo per la lettura, e che effettivamente venivano letti con attenzione e fino in fondo. Oggi è un po’ più complicato farsi leggere quando si va in profondità – ed è subito nostalgia per la cara vecchia Internet dei bei tempi andati.

La nostalgia: ultimamente mi avvolge spesso come una coltre di fumo, e infatti ne ho scritto recentemente. In più, qualche giorno fa, reincontrando Paolo Cognetti dopo cinque anni, gli ho chiesto di scrivere una breve definizione di questo impalpabile sentimento accanto alla dedica sulla mia copia de Le otto montagne. Ma di questo – della nostalgia in generale e dell’incontro con Paolo – parlerò in futuro. Adesso parliamo di Internet.

(Quanto al futuro: a volte è così intenso, visivamente intenso, da sembrare già una nostalgia del presente: questo direi, se volessi dare un taglio poetico a questo post, ma andiamo avanti.)

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Storie

Zurigo

vaso bn
Tu e lui avete fatto un viaggio.
C’è che abitate in città diverse e molto distanti, così avete pensato che un lungo giro oltre confine avrebbe potuto risollevare anche solo un po’ non tanto le sorti del vostro rapporto, quanto quelle di voi due come singoli individui. Del resto avete comunque dei punti fermi: quando pensi a lui, e in special modo quando pensi di lasciarlo, cerchi di tenere a mente quanto ti sia stato vicino quando eri completamente fuori di testa. E anche lui, sebbene si comporti come se avesse un’altra (ma non ha un’altra), prima di esplodere, al telefono, cerca sempre di ricordarsi quanto ti voglia bene, cerca sempre di pensare a quello che state costruendo, con grande fatica, mentre non sempre ha un lavoro e suo padre sta morendo.
Allora si può dire che arrivate a Zurigo mano nella mano. La sera stessa del vostro arrivo andate a vedere il concerto che avevate prenotato mesi prima, prima ancora del viaggio, e che a questo punto è solo una scusa. Dopo il concerto, in albergo fate quasi l’amore, solo che tu hai il ciclo e a un certo punto hai un blocco, non tanto per lui quanto per le lenzuola. Hai voglia che tutto sappia di pulito almeno fino al giorno dopo. Ed è a partire dal giorno dopo che Zurigo inizia a sfumare. C’è un verde che non ti aspetti e troppi italiani coi soldi, e anche quelli che non hanno un lavoro sembrano navigare nell’oro, perché hanno scoperto cos’è un vero assegno di disoccupazione e perché in fondo, da quelle parti, morto un papa se ne fa davvero un altro (in fatto di lavoro, ma non solo). Hanno un che di presuntuoso, i tuoi compatrioti a Zurigo, che trovi puerile e imperdonabile, così come il loro essere alla moda più di quanto possano esserlo i tuoi coetanei più aggiornati in Italia. Ma soprattutto, trovi che il cibo sia scadente e che anche a Zurigo ci sia qualcosa che porta a deprimere o solo piegare la condizione umana, quale che sia; e poi scopri che le pesche marciscono dopo solo un giorno. E questa, ne sei certa, sarà la cosa che ricorderai più a lungo di questo viaggio.

Quando tu e lui tornate in Italia passi qualche giorno a casa sua. Hai la febbre. Lui si prende cura di te in modo diverso, non sai se più accurato o meno rispetto ad altre circostanze, dopodiché riparti e sei dai tuoi genitori, nella tua città che a Zurigo hai finito quasi per rimpiangere. Ne sai abbastanza di come funzioni per realizzare che non è accaduto per nostalgia, e che in ogni caso sopporterai anche quella per Zurigo (che subirai comunque). La cosa insopportabile, che sta già accadendo mentre ci pensi, è che pian piano scivolerai nella vita di prima: ricerca ossessiva di un lavoro per non trovarlo mai, discussioni con tua madre su argomenti che lei potrebbe tranquillamente affrontare con tuo padre, il pensiero di tornare a prendere le tue vecchie pillole, e poi i tramonti in riva al mare, che prima inseguivi con un’amica, e che adesso trovi decisamente più appropriato studiare in solitudine.
Un giorno sul blog di un amico che non senti da tempo trovi un racconto. Per la verità non hai molta voglia di leggerlo, ma senti che in qualche modo devi farlo. E così scopri che ha messo per iscritto la tua storia, o almeno la parte della tua storia che hai deciso di raccontargli circa un anno prima. Pensi: è per questo che la gente dice di ritrovarsi in quello che scrive, è perché lui glielo ruba. Allora ti viene voglia di chiamare questo vecchio amico e dirgliene quattro. E in effetti lo chiami, ma non accenni neppure al racconto, e finite col parlare d’altro. Mentre sei al telefono, da sola in casa, la tua attenzione è catturata da un paio di forbici lasciate aperte sul bordo del tavolo in cucina. È allora che pensi che vorresti semplicemente smettere di essere sognata dagli altri, presa nei sogni degli altri, prigioniera dei sogni degli altri.

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Fare Malesangue

“Non so se mi spiego.” Intervista con La Balena Bianca

balena

E così ho incontrato La Balena Bianca. Ma era una rivista letteraria online. Del resto è improbabile che la Balena si manifesti come qualcosa di concreto. La Balena, come il fascismo e il rock’n’roll, è uno stato mentale. Ad ogni modo, i redattori de La Balena Bianca sono stati così gentili da sottopormi le domande della rubrica Dieci per Dieci, in cui s’intervistano dieci (appunto) scrittori italiani che hanno esordito negli anni dieci (appunto) di questo secolo. Riporto qui di seguito l’ultima delle dieci (appunto) domande con relativa risposta. L’intervista completa si può leggere invece qui.

10) Se potessi essere un personaggio letterario, chi ti piacerebbe essere?

Mio dio, in cosa mi sto ficcando. Dunque, mi fa un po’ paura pensarmi come personaggio letterario per due motivi. Da un lato mi toglierebbe la possibilità di scrivere (ma non mi sembra una tragedia). Da un altro l’idea di essere evidentemente circondato da altri personaggi, più che da persone, sarebbe terribile. Comunque, se proprio devo scegliere, a volte ho l’impressione di essere già stato il Colin de La schiuma dei giorni. E non mi sarebbe dispiaciuto essere il protagonista de La casa dei libri, di Richard Brautigan (ripubblicato da Isbn col titolo L’aborto), per lo sguardo e le attenzioni che riserva prima ai manoscritti nella sua libreria e poi alla sua Vida, la donna più bella del mondo.

§

Ancora a proposito di interviste. In occasione dell’anniversario della morte di David Foster Wallace, minima&moralia ripubblica un’intervista allo scrittore americano suicidatosi cinque anni fa. L’intervista è del 1993 ma ci sono delle cose molto vere, direi attuali (si dice così, no?), alcune delle quali ricopio di seguito:

L’ironia ha svolto una funzione molto utile, facendo piazza pulita di un sacco di luoghi comuni e falsi miti, nella cultura americana, che non servivano più a nulla; ma purtroppo non ci ha lasciato niente da cui ricominciare a costruire, se non un atteggiamento di sufficienza sarcastica, di nichilismo autoreferenziale e di avidità materiale.

[…]

La mia è una generazione che non ha ereditato assolutamente nulla, in termini di valori morali significativi, ed è nostro compito crearceli, e invece non lo stiamo facendo. E ci viene detto, dagli stessi sistemi di cui gli anni Sessanta facevano benissimo ad avere paura, che non dobbiamo preoccuparci di inventare sistemi morali: insomma, che il senso della vita sta tutto nell’essere belli, fare tanto sesso e possedere un sacco di cose. Ma il risvolto sinistramente delizioso è che i sistemi che ci dicono questo stanno usando le stesse tecniche che avevano usato gli autori degli anni Sessanta: ossia tecniche postmoderne come l’ironia nera, le involuzioni metanarrative, tutta quella specie di letteratura dell’autoreferenzialità. Noi ne siamo gli eredi. E direi che la penso ancora nello stesso modo. Sto ancora scrivendo di persone giovani che cercano di trovare se stesse dovendosela vedere non solo con dei genitori che gli impongono di conformarsi, ma anche con lo scintillante e seducente sistema elettromagnetico tutto attorno a loro che gli dice che non ce n’è bisogno. Non so se mi spiego.

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Fare Malesangue, Storie

2012

Capita che certe cose che agli altri possono apparir nuove, frutto di un percorso nuovo, siano al contrario vecchi fantasmi che hanno finalmente trovato la forza e soprattutto l’occasione di venir fuori. Ecco, il mio 2012 sarà in parte abitato da vecchi fantasmi miei – al contrario nuovi, cortesi e gradevoli, mi auguro, per voi.

Partirei dal libro nuovo. Il libro nuovo è un romanzo e uscirà nella primavera del 2012 per Caratteri Mobili. L’ho scritto più di un anno fa. Al momento ha due titoli – uno rimanda al corpo, l’altro alla pioggia – ed è in fase di editing. In ogni caso si tratta di una tragedia on the road. Una tragedia perché, letteralmente, finisce male. Anche se le ultime due parole del libro sono molto belle e contengono un po’ di speranza per tutti noi. Be’, com’era quella storia a proposito delle tragedie? C’è sempre tempo per fare una tragedia. Anche perché i miei primi due libri, a quanto pare, erano molto divertenti. Ero convinto di aver fatto due tragedie, e invece chi li ha letti mi ha detto di aver persino riso. Il lettore, si sa, è come il cliente di un ristorante abusivo a due passi dal mare: ha sempre ragione. Comunque. Voglio aggiungere solo un dettaglio sul protagonista di questo mio terzo figlio: si chiama Danilo, è un ingranaggio minuscolo e insignificante di un meccanismo antropologico che si inceppa a prescindere ed è appena fuori da una dipendenza socialmente inaccettabile.

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Fare Malesangue, Storie

Petrolio Live Show: come nei migliori crossover Marvel che leggevo da bambino, il Vecchio Malesangue incontra il Giovane Petrolio!

Prima di riprendere le pubblicazioni di questo maraviglioso baraccone.
Quello quivisopra postato è il video conclusivo del Petrolio Live Show.
Cos’è Petrolio, innanzitutto? In soldoni: il blog glocale – ehm, sì – da me tenuto assieme ad altri simpatici scavezzacollo (originale: capufresche), in seguito diventato anche un simpatico programma radiofonico. Se fossimo un gruppo, suoneremmo musica nazionalpopolare. Di fatto, ci occupiamo di qualsiasi cosa accada nella nostra comunità. Non ci siamo mai costituiti come associazione o cose del genere: siamo più informali dell’informalità. L’idea di portare i contenuti del blog-nella-radio dal vivo ci ronzava in testa da un po’. Finché non ho letto questa intervista di Matteo Scandolin e ho detto agli altri capufresche: “Cos’hanno gli americani più di noi?”.

Il 26 dicembre scorso abbiamo, in buona sostanza, portato i contenuti del blog dal vivo (nel nostro bar preferito). Il che ha voluto dire: proiezione di video, musica dal vivo, interviste, interazione col pubblico (i Biglietti della Fortuna e Progetta la tua piazza ideale senza dimenticare i bagni pubblici vanno sempre forte). Ora, io e le autocelebrazioni non andiamo molto d’accordo (come dicono i polli-tici in questi casi? “Chi mi conosce lo sa”), però c’era tanta gente, ci siamo divertiti, il bar ha lavorato parecchio. Quello che voglio dire è che – come definirlo? – un format del genere funziona. Orizzontalità, simpatia, rimodulazione dell’immaginario (locale, in questo caso). La rete che trova il modo di funzionare anche offline. E soprattutto zero formalità. Non è un concerto, non è una conferenza stampa, non è la presentazione di una rivista. Forse un po’ tutto questo insieme. Di certo, non ti viene sonno mentre lo fai, neppure se sei tra il pubblico. Ciaobonasera, come si dice dalle parti noshtre.
[Per i più curiosi, qui c’è il resoconto completo della serata]

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Fare Malesangue, Storie

Puglia, America 3 + interrogazioni

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Ieri è uscita la terza puntata del docu-dilettant-fiction sulla Puglia in salsa Americana, al solito qui su Setteperuno.

Poi, se mi è consentito, vorrei anche segnalare un blog orizzontale (!) su cui sono giunto via Wimbledoc. Il blog è di Fabrizio Venerandi, che nel post del 17 ottobre scorso si interroga sulla natura del suo blog e sui blog in genere; non ci ho capito molto, ma mi piacciono i posti in cui ci si interroga. QUI.

Sgrang!

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