Le storie degli altri

Il sottoprecariato

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Come vi fu un proletariato
che generò una versione deteriore
e miserabile
di quella stessa classe
(tuttavia triplamente abbarbicata
all’infame identità:
nessuna alternativa, se non
rafforzarsi in essa),
così appare oggi un sottoprecariato
che si inurba in una propria,
creativa e sinistra non-coscienza
e snello affonda
nel più abbacinante
smarrimento di sé


Guglielmo Soga | Etica frammista a epica

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Il regalo di Natale

Le cose sognate. Il regalo di Natale 2014 del Vecchio Malesangue

coperta le cose sognate (1)Come ogni anno, il Vecchio Malesangue fa un regalo di Natale ai suoi lettori. Le cose sognate è una raccolta di dieci piccoli numeri di magia scritti a macchina. La macchina è la Olivetti Lettera 32 su cui ho scritto tra la fine dell’estate e l’autunno di quest’anno. La copertina è del leggendario Antonio Pronostico. I dieci fogli A4 sono stati scansionati da Antonio Di Summa all’interno della sua Libreria Francavillese (che ringrazio tutta quanta).

Per ricevere il regalo è sufficiente inviare una mail al mio indirizzo (b_nabbaloni[chiocciola]libero.it) con oggetto: «Le cose sognate». Vi invierò personalmente, senza l’aiuto di alcun elfo, il file in formato pdf con la raccolta. I dieci piccoli numeri di magia possono essere letti ad alta voce o regalati a vostra volta a chi preferite. C’è tempo fino al 25 dicembre, per cui affrettatevi. Un pdf non si esaurisce mai: il tempo sì.

Le cose sognate è una frase che viene dai diari di Beppe Fenoglio, il cui spirito, a quanto pare, veglia ancora su Il corpo estraneo.

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Storie

Promemoria

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Lo scorso 13 agosto ho presentato il mio ultimo libro al paese di mia madre. Il paese di mia madre si chiama Laterza, è in provincia di Taranto ed è un posto completamente diverso da quello in cui vivo, nonostante si trovi comunque in Puglia. Quello che mi colpisce di più, da sempre, di Laterza, è il momento in cui scende la sera. Non so come spiegarlo, è come se da quelle parti, dove c’è la gravina, dove ci sono ettari di terra selvaggia, dove i nomi delle contrade portano ancora il nome di animali e abitudini umane legate alla natura, ecco, è come se lì la notte scendesse per davvero, col freddo e col buio, anche d’estate. Penso spesso al fatto che prima o poi dovrò ricongiungermi con questa parte evidentemente materna della mia storia. Ad ogni modo, alla presentazione avevo portato due storie da leggere. Per questioni di tempo ne ho potuta leggere una sola. L’altra è in versi e la copio qui di seguito. Si chiama Promemoria e non l’ho scritta troppo tempo fa. Poi è accaduto di tutto. La presentazione in piazza Plebiscito a Laterza, un matrimonio e un esorcismo mancati nella piazza Plebiscito di un altro paese, l’incontro col doppio, la vista di uno squalo, la sosta presso un fiume, e infine il ritorno dei giudici che pure un tempo si erano scaldati al fuoco delle mie parole.
Buona lettura.

Per far passare anche questa brutta storia
tieni a mente le macerie,
poi dimenticale.
Guarda di lato, se c’è ancora qualcosa
che sta in piedi, poi dimentica
anche il resto, dimentica
ogni impresa.
Non tenere alla rappresentazione,
ma considera la forza
che deriva dalla stanchezza,
senza mai,
mai essere esausto.
Il tuo corpo è il più prezioso
mezzo di locomozione che hai,
lascia che ti scarrozzi
senza speranza né disperazione.
Lancia il fumogeno come certi vigilanti notturni,
per scomparire dalla vista
degli abietti e degli eroi.
Gira a vuoto, rompi gli indugi e gli orologi.
Fai di te un’ossessione per il tempo,
perché sia lui a scongiurarti di passare,
a tutti i costi.
Ascolta i vecchi, gli adulti, i bambini,
metti sullo stesso piano le storie degli altri,
in attesa del momento
della Grande Restituzione.
Conserva il giusto sguardo
per fare scorte di bellezza
come un orso con il cibo
prima del letargo.
Vai per feste patronali lontane,
e informati sulle sorti
dei santi minori.
Non è il martirio che fa la fede,
così come non è quel che trovi
a comporre la ricerca.
Accarezza il tuo buon demone,
ricorda sempre che solo ciò che ami
può tradirti per davvero, e per questo
tornare per davvero.
Considera il coraggio di chi abbandona,
ma cerca sempre di restare
nei posti in cui c’è ombra.
Gli esseri umani si sono evoluti dalle scimmie
per arrivare agli anfibi.
C’è sempre un grande fiume in cui nuotare,
e una riva per rifiatare.
Accarezza il tuo buon demone,
ricorda sempre che solo ciò che ami
può tradirti per davvero, e per questo
tornare per davvero.
La memoria è un viaggio condiviso.

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Storie

Contare i passi è contare i soldi

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“Hai l’età del tipo di mia madre” diceva
anche allora una morsa, il silenzio
baci, annegati, sul bordo di porcellana
fuori dal locale, umido
tutta notte avevo sperato nel freddo
un abbraccio
Contare i passi è contare i soldi,
contare i passi è contare i soldi
banconote umide, sudore impiastro
“Quando avrò tempo” diceva
e così si viveva in provincia, in provincia
di me solo

Spingeva piano la pianta sull’acceleratore
e poi frizione, freno, una scalata
(il tirare) in un certo modo avvalorando
quella tesi sulla dimensione solitaria
d’una certa solitudine
“Non lavoro mica in acciaieria” dicevo
lasciando ai ragazzi i giochi da ragazzi
Contare i passi è contare i soldi,
contare i passi è contare i soldi
“Quando avrò tempo”, poi il fiato
e così si viveva in provincia, in provincia
di me solo

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Storie

Sarebbe bellissimo

C’è una poesia di Vincenzo Costantino che si chiama “È bellissimo”.
Vincenzo Costantino è un vero signore, e in quei suoi versi usa il presente; in effetti, nel giorno di Natale è bello pensare a chi c’è, ai presenti, intesi non solo come doni. Quanto a me, il condizionale è invece d’obbligo, perché non sono ancora un signore e le assenze, da queste parti, non sono ancora un dettaglio trascurabile.
(Per cui quanto segue è per P. ed E., due bellissime presenze — giusto per qualche ora, mentre già si facevano assenti: è stato bello così.)
Buona lettura, e buon Natale.

§

Sarebbe bellissimo, se una mattina, svegliandoti
non ci fossero lacci da annodare
o il nuoto in letti vuoti.
Sarebbe bellissimo, se una sera, tornato a casa
la donna che dici di amare
e che dice di amarti, dicesse soltanto:
Dovresti darti una mossa, smetti quel muso
ma prima di fare qualsiasi cosa,
vieni qui, a darmi un bacio.
Sarebbe bellissimo, se un bel giorno,
il tuo datore di lavoro ti chiamasse
e dicesse: Forse è tempo che tu guadagni
il giusto, per avere una vita tua, con una moglie
e degli splendidi bambini,
lontano anche dai miei ordini.
Sarebbe bellissimo, se una domenica,
ti svegliasse il tuo editore,
con una telefonata brusca:
No, non si tratta di recensioni, né di premi.
Abbiamo fatto un po’ di calcoli,
ti dobbiamo un bel po’ di quattrini
perché hai venduto un sacco.
Sarebbe proprio bellissimo, nonché molto appropriato
come capita a una certa ora della notte,
quando sai che è troppo tardi
per rivolgere preghiere
a chicchessia.

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Storie

Oggi sono di cristallo

Oggi sono di cristallo. Se qualcuno mi tocca,
mi rompo.
Oggi mi attirano dettagli volgari di esistenze effimere,
contorte.
Mi attrae l’equivoco e prendo in considerazione l’abominio.
Trovo che in ognuno di noi ci sia una parte selvaggia,
volta all’eterno e allo sgradevole, trovo o forse cerco
l’accadere che libera la bestia, non la comprime,
l’attimo in cui accade qualcosa di selvaggio e degradante,
che spezza in due e si accorda all’irreversibile.

Eppure oggi dovevo fare cose semplici,
comprare delle scarpe o dar da mangiare al cane:
non ho camminato e il cane è morto
di fame.
Oggi non voglio il traffico, le ore, la lavatrice
che canta il disordine di questa casa.
Oggi non vanno gli odori della cena
e quello che ho bollito pensando fosse un’esperienza
intera.
Oggi non devo vivere,
e non dico non voglio, dico non devo,
perché questa voluttà di potenza oggi non m’appartiene,
e oggi io stesso non devo, non devo, non devo
appartenere.
Oggi non mi accontento di non esser visto,
oggi voglio non essere guardato.

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