Fare Malesangue

La plastificazione di Baricco e il viaggio di Sofia

Da qualche parte sta scritto che la biografia di un poeta consiste delle sue opere. Non ricordo dove l’ho letto, forse era Tabucchi che citava qualcun altro. Comunque: sono molto d’accordo con questa definizione, alla quale mi piace aggiungere un corollario non da poco: la biografia di uno scrittore è nelle sue opere minori. Per questo motivo mi piacciono i libri piccoli, o anche quelli brutti, quelli che arrivano dopo il grande classico o il successo di critica e pubblico. Trovo che in quelle opere ci sia – più che nelle altre – l’uomo che ha scritto quel testo, coi suoi intenti, la sua parte più intima, i suoi limiti terribilmente e splendidamente umani. Non sono un amante delle personalità artistiche – anzi: però le connessioni tra un’opera e il suo autore mi incuriosiscono molto, perché in fondo, di ogni opera, che sia una canzone, un quadro o un libro, mi piace comprendere cos’ha da dire al mondo, a tutti noi, e non solo al suo autore. Ecco, mi piace pensare che gli artisti siano semplicemente degli uomini che per un po’ di tempo si sono lasciati attraversare da una storia.

È  il motivo per cui ho scritto un articolo, che si chiama La plastificazione di Alessandro Baricco, pubblicato sul sito di inutile Opuscolo Letterario (qui). Sono partito da un’opera apparentemente minore dello scrittore torinese, Emmaus, la quale, detto per inciso, non mi è piaciuta per niente. E però mi ha detto molto del suo autore. L’articolo è stato anche una buona scusa per parlare d’altro: il livello di plastificazione raggiunto dalla scrittura di Baricco, ad esempio, o anche il fatto stesso che sia molto difficile parlare di certi autori come Baricco o Saviano senza scatenare il delirio dei fan o dei detrattori; ancora, il rapporto tra critica e opere: quasi mai si tratta di un approfondimento capace di andare oltre un mero giudizio di valore o il resoconto di una trama.

A proposito di biografie e opere, infine, ho cercato di approfondire il rapporto di Paolo Cognetti coi personaggi dei suoi libri; anche in questo caso, non certo per farmi gli affari di Paolo, quanto per capire – ripeto – cosa muove la sua scrittura e cos’ha da dire a tutti noi. Cos’ha visto quest’uomo, e perché ha deciso di metterlo per iscritto? A tal proposito avevo buttato giù una lettera aperta allo stesso Cognetti. Il suo ultimo libro, Sofia si veste sempre di nero, mi era sembrato aprire un nuovo mondo di senso sugli altri, raccogliendo temi e personaggi già sparsi e seminati altrove. Mi aveva impressionato l’uso della prima persona, quel “Quanto a me, ho conosciuto Sofia Muratore…”, dettaglio non da poco per uno scrittore che raramente ha scritto in prima persona e quando lo ha fatto ha scelto di indossare panni femminili. Insomma, è andata a finire che nei prossimi giorni scorterò lui e Sofia in giro per la Puglia per due presentazioni, la prima l’11 dicembre a Francavilla (Brindisi), che è il mio paese, e l’altra a Bari, il giorno dopo, alla libreria del mio ultimo editore, la Zaum di Caratteri Mobili.

[Poscritto di qualche ora dopo: segnalo un mio pezzo breve uscito sul blog Helter Skelter. Si chiama Il contagio, ci sono una donna, un libro, un uomo e una spiaggia deserta come un segreto. Si può leggere qui.]

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