Le storie degli altri

Patire e sapere che non è reale — Julio Cortázar

tiger

Parlo sempre del poeta, disse Andrés. Sospetto che il poeta sia l’uomo per il quale, in ultima istanza, il dolore non esiste. Gli inglesi hanno detto che i poeti imparano soffrendo ciò che insegneranno agli altri cantando; ma questo malessere il poeta non l’accetterà mai come reale, e la prova è che lo trasforma, gli dà un senso diverso, ed è proprio questa la cosa peggiore: patire e sapere che non è reale, che non ha potestà sul poeta poiché lui lo manipola e ne fa poesia, e in più nel farlo, gode come se stesse giocando con un gatto che gli graffia le mani. Il dolore è reale solo per chi lo soffre come una fatalità o una contingenza, dandogli diritto di cittadinanza, ammettendolo nella sua anima. In fondo il poeta non ammette più il patimento: soffre ma allo stesso tempo è quell’altro che lo guarda soffrire fermo ai piedi del letto, pensando che fuori c’è il sole.


Julio Cortázar | L’esame

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Le storie degli altri

Una mappa disegnata sul viso — Grace Paley

pailey

Eccomi qui a ridere in giardino
una vecchia coi seni pesanti
e una mappa disegnata sul viso –
comunque sia successo
è quello che volevo diventare –
infine una donna
seduta per terra all’antica
cosce robuste piegate sotto
un’ampia gonna e in braccio un bambino
che salta su e giù nel piacevole
sudore estivo –
il mio vecchio in fondo al cortile
parla con il tecnico del contatore
gli sta raccontando la triste storia del mondo
l’energia elettrica fatta di uranio e petrolio
e così dico a mio nipote, vai
corri da tuo nonno e pregalo
di sedersi accanto a me per un minuto
all’improvviso sono sfinita dal desiderio
di baciare le sue sagge dolci labbra


Grace Paley
(Traduzione: Paolo Cognetti)

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Corpi estranei

Il tempo è il demonio

Elicia Edijanto

Illustrazione: Elicia Edijanto

[…] Giovane scrittore, carne da macello dell’editoria urlante […] ti direi di non demordere, e di non confondere, come diceva […] il salotto buono dell’una con il giardino di marmo (sono lapidi) dell’altra […] parlando coi morti, scrivendo per i vivi […] e di non aver paura né timore […] perché la spinta più innovatrice, nel nostro campo è anche, sempre, quella più conservatrice […] o per meglio dire la più antica e assoluta […] nonché assolutoria, mentre siamo preda del tempo presente che mentre ci fa mediocri […] impedisce la visione del buon disegno per intero […] perciò ti dico che il nostro demonio, il nostro più autentico demonio, non è che il tempo […] mentre tu te ne stai chino nel lavorio quotidiano che piega la schiena e fa avvampare il prolasso tra le natiche […] tutto, intorno, cambia, muta, si evolve, i genitori imbiancano e gli altri vanno a procreare […] come un tempo si andava in guerra […] per cui il celebre patto è col tempo, che lo sigliamo davvero, nostro unico e profondo e in verità cretino demonio […] ma senza paura, giovane scrittore […] non conosco mezzo capolavoro che non sia afflitto da almeno un difetto, una scalfittura […] il che dimostra che la materia in cui nuotiamo, tutto sommato, è materia umana, scolpita da umani […] che perdona l’inciampo, se permane lo slancio, la tensione verso l'[…] una legione di formiche, verso l’immensa distesa di zucchero […].


Beniamino Negro | L’intercettazione della felicità

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Le storie degli altri

Una domanda per Milan Kundera

kundera


Christian Salmon:
Ma non è un miraggio egocentrico vedere nell’epoca presente il momento privilegiato, il più importante di tutti, e cioè il momento della fine? Quante volte l’Europa ha creduto di vivere la fine, la sua apocalisse!
Milan Kundera: A tutti i paradossi terminali, aggiunga anche quello della fine stessa. Quando un fenomeno annuncia, di lontano, la sua scomparsa, siamo in molti a saperlo, ed eventualmente a dolercene. Ma quando l’agonia è vicina alla fine, guardiamo già altrove. La morte diventa invisibile. È già un bel po’ che il fiume, l’usignolo, i sentieri che attraversano i prati, sono spariti dalla testa dell’uomo. Più nessuno ne ha bisogno. Quando la natura, domani, sparirà dal pianeta, chi se ne accorgerà? Dove sono i successori di Octavio Paz, di René Char? Dove sono i più grandi poeti? Sono spariti, oppure la loro voce è diventata inudibile? Che immenso cambiamento, in ogni caso, in questa nostra Europa, un tempo impensabile senza poeti! Ma se l’uomo ha perduto il bisogno di poesia, si accorgerà della sua scomparsa? La fine non è un’esplosione apocalittica. Nulla, forse, è più pacifico della fine.

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Storie

Ray buono, Ray cattivo

rc

Oggi è il compleanno di Raymond Carver.
Dunque è fine maggio, ma il vento fuori dice: resta fermo.
Oggi è il compleanno di Ray Carver e in molti lo festeggiano. Mi sembra giusto.
Come si festeggiano le morti famose. Stesso identico modo.
Però dimenticando la storia del Ray buono e del Ray cattivo.
Oggi si festeggia il Ray buono, quello che ce l’ha fatta. Come si suol dire.
Quello delle foto con Tess Gallagher, quello che conferma che il sogno americano è scalabile.
Come una banca.
Il Ray cattivo, chi ha voglia di festeggiarlo?
Quel giovane ubriacone, che stava con delle racchie e rompeva bicchieri e matrimoni.
Quel paranoico che tentava di distruggere le vite dei suoi figli.
Quello che scriveva racconti (che qualcuno avrebbe tagliato), o peggio ancora poesie.
Peggio, peggio ancora: poesie antiliriche. Semplici racconti
che andavano a capo.
Raymond Carver, buono o cattivo, non ha scritto un solo romanzo, in vita sua.
Se si eccettua il complesso rapporto col suo editor.
Quello sì che ha del romanzesco.
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Le storie degli altri

Senza capelli — Jo Shapcott

joh

Possono mentire i calvi? La natura della pelle dice no:
è pallida come neonata, sostanza tenera come erezione,
ogni pensiero visibile — conoscenza pura,
mente attiva — brilla attraverso il cranio.
Ho visto una donna, del tutto calva, che faceva le pulizie.
Lavava il pavimento verde, spolverava scaffali,
tutta straccio e concentrazione, regina della luna.
Si capisce che ai calvi l’aria parli
in maniera diversa, che gli sfiori la testa
con tocco delicato. Mentre lei faceva
col pulviscolo il ballo del bucato, tutto
quel che sapeva sfrecciava sotto il cuoio capelluto.
Era chiaro dalla consistenza della testa,
che stava per alzare le braccia al cielo;
mi coprii le orecchie quando si preparò a urlare, a cantare.


Jo Shapcott | Della mutabilità

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Fare Malesangue, Storie

Marshall McLuhan. Il poeta elettrico

mcluhangif

Il nome
è un colpo tramortente
dal quale non ci si riprende
mai più.

Il poeta elettrico è un libretto composto da alcune brevi riflessioni di Marshall McLuhan.
I testi, tradotti in versi, sono estrapolati dalla biografia del celebre sociologo canadese a cura di Douglas Coupland (Marshall McLuhan, Isbn Edizioni, 2011, traduzione di Marco Pensante).

Per ricevere Il poeta elettrico è sufficiente mandare una mail al mio indirizzo (b_nabbaloni[at]libero.it) con oggetto “MM”, indicando il colore del bordino di copertina – la gif animata quassù – che si preferisce. Si può richiedere a partire da oggi (29 marzo) fino al 3 aprile.

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